My family

My family
Queste sono le mie gioie ma anche un bell'impegno!

martedì 28 febbraio 2012

A proposito di .......Noi

 Quante volte ho incontrato persone che mi chiedono: 'ma come fai?'. 
Generalmente le più curiose sono mamme, sui 30 anni con 1 o al massimo 2 figli. Le vedo sempre trafelate, si dicono stanche, esauste per un tram-tram quotidiano che si ripete da anni sempre uguale (specie se bis-mamme), se poi lavorano allora sono anche stressate, poco soddisfatte se non addirittura demotivate! 
Questa fatidica domanda arriva prima o poi, magari non subito, dopo qualche ora o qualche incontro (nel caso di attività settimanali dei figli). Ma state sicuri che arriva sempre! Spesso è accompagnata da qualche considerazione del tipo: come fai ad avere sempre il sorriso, o ad essere così serena e calma(?). 
Ormai adotto diverse strategie di risposta. Se la persona che ho di fronte è autoironica, del tipo simpatico e affabile allora rispondo che ci vuole una bella organizzazione ma si può fare tutto e magari mi dilungo su qualche esempio di vita pratica. Se invece è una mamma stressata, che ,magari vuole solo giudicarmi per aver dato la vita a queste 4 creature, spesso ribatto che la vita con 2 figli era troppo monotona e semplice e che è stato bello essermela complicata un pò! E che averne due è una passeggiata, così se non si era sentita una m...a forse ora è sulla strada.
Ammetto comunque che non sia semplice moltiplicare tutto per 4, riunioni, visite mediche, attenzioni, compleanni e feste in genere, attività extrascolastiche e compiti. Pare che sopravvivo. In fondo ancora non mi hanno ricoverata in psichiatria (anche se mio marito pensa ogni tanto che quello sarebbe il mio posto).
Ci vuole tanta organizzazione, buon senso e una buona dose di pazienza. Come faccio?
Mi alzo presto al mattino: sveglia alle 6.30. Ho veramente sentito di peggio perciò mi ritengo fortunata. Mezz'ora è per me, senza nessuno tra i piedi, in cui penso a me e a come organizzare la casa e la giornata. Spesso stendo la biancheria bagnata, svuoto la lavastoviglie, piego vestiti asciutti, etc...Alle 7 arriva la sveglia per i bimbi, che ovviamente si alzerebbero verso le 11 potendo. Ci vuole un pò per convincerli ad alzarsi specie se li attende la scuola. La mattina è un'impresa tanto quanto la sera per metterli a dormire. Ma ho le mie astuzie. A volte minaccio, a volte ricompenso, a volte concedo un cartone animato prima di colazione. Poi si vestono e via a scuola. Sono ormai le 8 e 30. 
Stanno a scuola fino alle 16 dal lunedì al venerdì. Per cui ho diverse ore di libertà per andare in piscina, fare la spesa, riordinare, stirare, cucinare per pranzo e cena, leggere la posta elettronica, consultare i siti preferiti con blogger e scrivere un post. Una signora delle pulizie viene a rincorrere i gatti (di polvere) 2 volte a settimana: soldi davvero spesi bene!
Mio marito è un'incognita, a secoda dei turni può essere a casa oppure no. Si pranza insieme se possibile oppure pranzo veloce solo per me. Si sono fatte le 14. Riposo di almeno mezz'ora per ricaricare le energie, poi leggo, guardo diversi serial in inglese (attività che adoro), vago in rete. 
Ore 15.45 volo a riprendere i pupi e da ora in poi sono/siamo tutti per loro. Nel pomeriggio sono programmate tante attività che coinvologono anche la nonna e il papà, se possibile. Lunedì danza per figlia 2 detta la Regina (7 anni); martedì inglese per figlia 3 detta Peggy (5 anni), scacchi per figlio 1 detto il Campione (9); mercoledì piscina per tutti; giovedì inglese per figlia 2; venerdì inglese per figli 1 e 4 (la nana o polpetta di 3 anni), uncinetto per figlia 2; sabato catechismo per figli 1 e 2 e piscina per 3 e 4. Sabato mattina e domenica liberi. Quando il figlio di turno è impegnato in attività rimango con quelli a casa o viceversa la nonna o mio marito.
Si fanno le 19 ed è ora di cena. Tutti collaborano: chi apparecchia, chi sparecchia, chi cucina e chi spazza. Si cena presto per arrivare al momento nanna ad un'ora accettabile, quando sono comunque tutti già stanchi ma non collassati. Prima della nanna leggo/leggiamo una fiaba con ciascuno di loro, in base all'età perchè ovviamente il Campione di 9 anni è stanco di sentire Cenerentola per la millesima volte (io pure!). Poi tutti a letto a luce spenta, senza storie, faccio anche la voce alta se necessario. Entro le 21.30 tutti dormono come ghiri, non occorre dirlo io e il padre no! Finirò verso mezzanotte tra lavastoviglie e lavatrici da caricare, vestiti da mettere per l'indomani compresi i grembiuli che odio ma che si ostinano ad esigere a scuola, lettura o qualcosa di interessante in televisione (per intenderci di rado) che mi consente di passare qualche momento insieme a mio marito in tranquillità. Io mi spengo a mezzanotte, lui molto più tardi. 
I bimbi dormono benissimo nel loro letto senza bisogno di salti mortali per addormentarli, faticose sveglie notturne per consolarli, cosleeping a cui non ho mai creduto e che mi toglierebbe la serenità delle mie 6 ore di sonno. 
In fondo si fa. No? E allora non guardate me e tutte le altre mamme (di famiglie) numerose come marziane. O forse il problema è che spaventiamo?

martedì 21 febbraio 2012





Sabato scorso (18 febbraio) sono stata ad un concerto ad Ascoli Piceno, al teatro Ventidio Basso. Non sapevo davvero cosa aspettarmi. Con un'amica e suo figlio ci siamo regalati questa botta di vita, che ormai capita di rado. Il concerto di Raphael Gualazzi, un cantante, autore, pianista semisconosciuto ma che vale la pena di ascoltare per quello che offre. Lo avevo visto in televisione e sembrava uno qualunque, il giovane di turno lanciato dal produttore di turno che lasciano il tempo che trovano!
Ebbene ne è uscita una serata fantastica! UAUUUU!!!!! Questo ragazzo è una forza della natura. Due ore dense di musica tra canzoni, sonorità e sperimentazioni musicali: un mix di Blues, Soul e Jazz.
Traspare da tutto quello che fa una timidezza quasi patologica, da cui riesce a uscirne tramite la sua musica. Non ha parlato quasi mai ma si esprime con la musica meglio di quanto potrebbe fare qualsiasi parola. 
Due ore di emozioni, di pazzia musicale, di divagazioni della mente e quando si riaccendono le luci ti ritrovi a teatro, nella tua vita di sempre. Carica però di più energia vitale. 
Grazie Raphael, continua ad essere te stesso.

martedì 14 febbraio 2012

A proposito di........Blog

Bilingue per Gioco 

Oggi vorrei suggerire un sito/blog che mi è stato davvero utile nella gestione della quotidianità familiare per tanti motivi che a breve spiegherò. Si chiama Bilingue per Gioco.
Il sito è gestito da Letizia Quaranta, donna e mamma concreta. Carattere eclettico, sprintoso ed energico. Non la conosco personalmente ma ormai sono due anni che la seguo. Oltre al sito e blog gestisce una marea di altri progetti di cui parla ampiamente nel sito. 
Ho scoperto "Bilungue per gioco" circa due anni fa quando stavo cercando materiale e idee per 'far entrare in testa' ai miei figli che non esiste solo l'Italiano ma una miriade di altre lingue, divertenti, interessanti e ovviamente utili. Pensavo prima di tutto all'Inglese ma non escludevo altre lingue sensuali come lo Spagnolo ( lo ammetto forse sono troppo emotiva!).
Comunque, mi sono imbattuta nel sito e non l'ho più lasciato. Decisi, in seguito ad alcuni suggerimenti di Letizia, di far frequentare casa ad una babaysitter australiana (che è stata purtroppo molto poco). Si è dimostrata un'esperienza interessantissima, educativa e umanamente arrichente. Da allora ho messo in pratica tante idee, rubate dal sito, per stuzzicare la fantasia dei miei figli: libri, video di youtube, corsi ludici di Inglese, summerCamp e giochi tra di noi, che sono la parte più divertente dello stare insieme. Si perchè, da quando ho scoperto che la quotidianità è preziosa e da valorizzare in ogni istante, il gioco si è arricchito, ampliato, ha preso un diverso significato se fatto in Inglese. E per me è stato doppiamente importante perchè ha significato avere speranza nel futuro, credere che ci possa essere per tutti i miei bimbi e quindi offrirgli un'arma in più (l'Inglese) per cavarsela nella vita. Amo profondamente questa lingua, sebbene la parli all'italiana  e abbia una conoscenza poco più che dignitosa ma, poco importa, perchè si è insinuata tra di noi ed è il veicolo del gioco, dello stare insieme, delle sfide e delle scoperte. Questo ha un valore per se stesso. Magari, se poi i miei bimbi imparano anche qualcosa, male non fa!

Ecco i 10 motivi per cui 'me gusta' il sito:
1. valorizza tante lingue, non esiste solo l'inglese;
2. non parla solo di lingue, ma di apprendimento, di scuola, di gioco, di cultura e tradizioni, di essere famiglia;
3.  offre curiosità da tutto il mondo;
4. Letizia da consigli ma non si atteggia a guru! Solo consigli, strategie, suggerimenti, piccole astuzie che con i bambini non bastano mai. E' spietatamente concreta ma sa criticare con dolcezza;
5. per me è stato un continuo stimolo a fare meglio, perseverare (nonstante a mio marito e a mia suocera non gliene freghi proprio niente!), a credere in questo progetto ogni giorno nonostante le difficoltà di gestire 4 figli e la malattia di uno di questi;
6. ha saputo creare una rete di collaborazioni e amicizie per dare vita a rubriche che parlano di vita, di genitori in cammino, di persone che amano i propri figli e vogliono loro regalare vari modi di esprimersi;
 7. il sito è colorato, divertente e soprattutto semplice, insomma niente salti mortali per ritrovare ciò che interessa;
8. suggerisce bellissimi libri (per tantissime lingue) per ragalare a grandi e piccini emozioni e piacere del leggere insieme: molti li ho acquistati e sono ormai logori(!);
9. c'è pubblicità (è innegabile che il sito debba anche essere redditizio) ma senza invadenza ed insistenza, ed è cosa rara(!);
10. non ultimo regala meravigliosi giveaway.


Provare per credere. 
Io non ci guadagno niente se vi fate un giro su Bilingue per Gioco. Questo post è solo per ringraziare chi, con il lavoro di ogni giorno, ci accompagna nel difficile compito di educare, risolvere le piccole domande, insegnare ed essere genitori.
Valentina

lunedì 13 febbraio 2012

Dopo il dolore







Vorrei tornare sul mio post di ieri per parlare di quello che succede dopo il 'momento'. Il momento in cui ci accade quell'evento che cambia per sempre il corso della nostra vita.
Non sono nè una psicologa nè una terapeuta di alcun genere, perciò non posso dire quale sia la via per metabolizzare, accettare e superare (ammesso che si possa) il dolore. Nè credo che ci sia un'unica via. Posso dire però qual'è la mia personale strada verso la pace interiore. 
Dopo quanto accadutomi ho capito davvero una cosa, semplice quanto banale, che ho sempre avuto sotto gli occhi e mai afferrato veramente, che è diventata presupposto fondamentale in ogni mia realzione con gli altri.


Nessuno sarà mai perfetto: non solo, nessuno lo è, ma nessuno lo sarà mai! Ragion per cui nessuno può decantare la verità assoluta. 
Tanto mi è bastato per capire che non esiste una via migliore delle altre, non esiste un modo migliore per reagire agli eventi per quanto possano cercare di convincervi. Esiste solo una vostra personale via per gestire il carico di emozioni che un evento drammatico porta con se, sarà la migliore solo e soltanto per voi. Capire questo apre un mondo fatto di accettazione degli altri e di se stessi, di comprensione, di perdono e di dialogo, di compromessi e forse anche di rinunce, ma vi consente di lasciare sulla strada sensi di colpa, incomprensioni, inutili colpevolizzazioni, ansie e dissidi interni ed esterni a voi. 
Tanti i modi di reagire al dolore che vanno dall'interiorizzare all'estremo fino all'esteriorizzare eccessivamente e spesso in modo insano il disagio. Quale è stato il mio? Ho interiorizzato pensando che nessuno potesse veramente capirmi. Quanto mi dicevano le persone mi scivolava addosso come acqua su un vestito impermeabile. Colpevolizzando spesso le persone che mi stavano accanto perchè reagivano in modo diverso o non accettavano il mio personale modo. Ebbene ho capito allora che tutto ciò non mi avrebbe portato a niente, se non ad individualizzare ulteriormente il mio disagio, a chiudermi a riccio, a pensare che siamo formichine che vagano nel mondo su vie parallele.
Capire di non essere perfetta, di non avere la verità assoluta, di non possedere le chiavi per aprire tutte le porte, ha coinciso con l'apertura verso l'altro, con l'accettazione che esiste anche l'esigenza dell'altro, che questa si possa esprimere in maniera divergente dalla mia. Che si può affrontare il dolore insieme, pur vivendolo diversamente, che colpevolizzare non ha senso ma ha un senso comprendere. Che è meglio guardare avanti piuttosto che fermarsi a crogiolarsi nel proprio dolore. Accettare una malattia, la perdita di una pesona cara o qualsiasi altra situazione dolorosa non è una via semplice ma si affronta meglio se si riflette sul passato, si vive pienamente il presente e non si ha paura del futuro. Convivere con una paura, con uno spettro è il bagaglio che mi lascia il passato, ma mi ha 'regalato' la consapevolezza che sia meglio godere del presente piuttosto che crucciarsi per un futuro ignoto. Vivo l'oggi come fosse sempre l'ultimo della mia vita, intensamente e forse meglio di quanto facessi prima del 'momento'. Ogni istante è per me, per mio marito, per i miei bimbi, per gli altri. Non esiste più la quotidianità fatta di gesti automatici, parole finte, cose inutili e prive di senso; ha lasciato spazio ad una piena di consapevolezza in ogni gesto, parole soppesate, cose dense di significato per noi e per chi ci accompagna nel cammino. E se un giorno Dio vorrà che chi dovremmo separare sapremo di avere vissuto pienamente questo oggi.



domenica 12 febbraio 2012

La Malattia

Oggi voglio postare alcune pagine del mio diario. Quelle per me più importanti. Quelle che descrivono il momento in cui è cambiata la mia vita. Nella vita di tutti noi c'è un momento. Il momento che ti cambia le prospettive, il momento del tir che ti prende esattamente in pieno, il momento in cui cadi a terra e pensi che non ti rialzerai. Questo non è per commiserarmi ma per far capire che se sono quì adesso è perchè si può andare avanti e pensare ancora positivo...


"La Malattia
Era il 5 luglio 2010 quando si è insinuata nella nostra famiglia la Malattia. Già da qualche giorno stavi male e forse i nostri occhi di mamma e papà non volevano vedere il pallore, la stanchezza, il colorito giallastro, la magrezza, l'apatia che ti stavano divorando. Seppi qualche tempo dopo che molti avevano notato questo, forse qualche mese prima, ma con il senno di poi sono tutti bravi a parlare. Avevi appena compiuto sette anni. La febbre da qualche giorno. Dopo un week-end passato inconsapevolmente decidemmo di portarti dalla pediatra. Si raggelò alla sola vista del tuo pallore! Convinse tuo padre a farti urgentemente gli esami del sangue. Erano le 11.30 di un tiepido lunedì d'estate e tu dovevi essere al mare con le tue sorelle invece che in ospedale. Tornasti a casa con la ferita di guerra del prelievo e tutti furono ammirati dal tuo coraggio.
Stavamo per pranzare e squillò il telefonino di papà.... era l'ospedale... oddio cosa c'è, cosa succede, non può essere, no non può succedere questo a noi, no..... perché a noi!
I globuli bianchi impazziti, l'emoglobina a terra. Ti reggevi in piedi per un soffio. Eppure avevi ancora la voglia di giocare, tanto era forte la voglia di vivere. Ti saresti potuto tagliare e avresti sanguinato per ore, senza nessuna piastrina ho saputo solo dopo.
Alle 12.30 di quel 5 luglio la nostra vita, quella che era sempre stata fino ad allora cessò di esistere, rimase sospesa in attesa di essere ripresa e passammo in un'altra dimensione temporale. Una vita parallela fatta di ospedale, camici bianchi, analisi e prelievi, terapie e medicine, di cadute e rialzate. Poche cose buttate in una valigia e partisti con papà per l'ospedale di Pesaro, dove già sapevano, dove già ti aspettavano, dove già erano pronti ad combattere questa Malattia che divora i bambini, che si vuole prendere la vostra anima. La Leucemia.
Io rimasi a casa con le tue sorelle. Immobile, incapace di distogliere il pensiero da quella condanna, da quella croce che si era abbattuta su di noi. Cosa fare ora?
Devo dirlo, altrimenti muoio adesso. A chi lo dico? A S.? La chiamo subito e senza tanti preamboli glielo dico. C'è pianto, tanto pianto...Poi lo dico alla nonna: da allora non è più la stessa. Poi ad E.: piange anche lei, sono io a confortarla. Dicono che c'è speranza, che nei bambini si cura con successo. Abbiamo il 90% di probabilità di strapparlo alla Malattia. Cerco di convincermi io stessa... ce la faremo(?).
Che si fa in questi casi? Come si cura una malattia del genere? Mi aggrappo ai pensieri positivi per non morire sommersa da quelli negativi. Si cura. C'è anche il trapianto. Sono già iscritta all'Admo (associazione donatori di Midollo Osseo), magari può essere utile. Ma il pensiero cade sempre lì, inesorabilmente: cosa ci aspetta? Quale sarà la tua vita e la nostra da ora in poi? Cosa succederà al tuo corpo, alla tua personalità, al tuo essere bambino, alla tua infanzia, alla tua crescita ora?
Ci dicono molto poco. Una cosa alla volta. Starai per un mese in ospedale in totale isolamento da tutti per riprenderti un po' e partire con le chemioterapie.
Il prelievo di midollo osseo conferma. Non c'è scampo. Non si sono sbagliati.
Sono tutti per te. Tutti addosso a te, al tuo corpicino con amore e con violenza, per strapparti ad una sorte che in altre epoche non ti avrebbe dato speranza.
Che bello vivere nel 2000. In fondo il progresso e la ricerca fungono a questo: ci devono dare speranza. E così è!"


Se sei arrivato in fondo, amico lettore, è perchè, forse, qualcosa ti ho trasmesso. Allora fammelo sapere, potrà aiutare me , te e altri che passeranno di qui.
Grazie, V.

venerdì 10 febbraio 2012

Essere famiglia

Questo piace davvero tanto alla mia piccolina. Una famiglia che affronta tante avversità e alla fine vince unita.


Primo blog primo post

Ciao a tutti/e i/le blogger in ascolto,
sono una mamma per quattro che si arrampica sugli specchi per fare tutto.
Questo blog è per raccontare la nostra storia, non semplice ma particolare. Se potrà servire anche ad una sola persona allora sarò soddisfatta.
Partiamo....