My family

My family
Queste sono le mie gioie ma anche un bell'impegno!

giovedì 24 maggio 2012

Lettera mai scritta

Sei una donna meravigliosa di 72 anni compiuti il 10 Aprile. Venuta al mondo durante la guerra e da subito caricata di grosse responsabilità, quelle che ti hanno accompagnato per tutta la vita, quelle che non ti hanno schiacciato, quelle con cui hai convissuto fino alla morte.
Sei stata chiamata Dilia come quella sorella morta tragicamente anni prima di te; una sorella che non hai mai conosciuto ma che hai portato dentro di te sempre, ricordandola nel tuo cuore come se la tua vita fosse stata un riscatto per la sua.
Sei stata quella madre che mi abbracciava ogni sera sul divano, mi stringeva forte forte anche dopo 12 ore passate fuori casa e dedicate a cose per nulla importanti nella tua testa.
Sei stata instancabile sempre, non smettevi mai di lavorare, fosse fuori o a casa. Mai un lamento tanto che ancora oggi che sono madre mi chiedo come hai fatto!
Sei stata quella madre che voglio essere io oggi. Quella iperattiva e con mille idee, che sapeva fare tutto dalla cuoca alla sarta, che si è sacrificata in tutto per permettermi di studiare, di viaggiare e anche di oziare.

Nei momenti bui sei la mia ispirazione, il mio bastone, l'angelo che mi sorregge. So che ancora oggi, a 7 anni distanza dall'ultimo volta che ti ho salutato, pensi a me. Mi hanno detto che sono patetica a pensare questo, a credere che ancora puoi e vuoi fare qualcosa per me.
Voglio che quei talenti che hai ottenuto sudando in tutta la tua vita non siano nascosti sotto terra ma diano ancora frutti nella mia vita. So che lo vuoi anche tu. E così sarà.

domenica 6 maggio 2012

Andata e ritorno

Mi sono accorta di essere stata via più di un mese. Si fuori di testa! Spesso mi accade di sospendermi e riflettere sul senso del mio agire. In questo caso sul senso del mio Blog.
Spesso quando mi vengono rivolte critiche mi soffermo a riflettere e cerco di capire se siano giustificate. Non mi è facile accettarle specie se sono attinenti e esplicitate da chi mi sta accanto.
Non credo che questo mio scrivere sia sbagliato, nè diverso da quella che io sono in realtà. Nessuno di noi può essere cristallizzato in una definizione perchè nessuno è solo bianco o solo nero. Io sono tante sfumature di grigio.
Scrivere è sempre stato nella storia dell'uomo esprimere il proprio Io nel modo in cui non si riesce a farlo altrimenti, una forma di espressione intima ed emotivamente impegnata. La critica può puntare a ciò che viene comunicato e mai alla persona in sè. Perciò vado avanti perchè non  penso di ferire, offendere o ledere la dignità di nessuno.

mercoledì 4 aprile 2012

La diversità spaventa (?)

Da tanto ho questo post che frulla in testa ma solo ora ho realizzato la necessità di scriverlo.
Quasi un anno fa mia figlia (1 delle tre), all'epoca di 4 anni, mi chiese come mai la signora, che da anni viene ad aiutarmi nelle pulizie casalinghe, è così diversa. Usò proprio questa parola, "diversa". In pratica mi chiese come mai una signora che parla come noi (italiano), veste come noi (forse meglio di me!), ha una italianissima figlia, è sposata ad un italiano e cucina all'italiana ha un colore della pelle così nero. Io le detti una risposta di comodo, cioè che, provenendo dal Senegal dove il sole abbronza di più, la signora si era abbronzata parecchio di più di quanto a noi sia possibile. In realtà vidi mia figlia ancora perplessa dopo la risposta. Penso che il concetto di diversità abbia bisogno di più ampi spazi ma l'età della bambina non mi consentì di andare oltre la sua comprensione.

Perchè la diversità ci spaventa? Non è solo questione di colore della pelle ma di molto altro, di religione, di cultura, di mentalità, di carattere ed attitudine personale. Io mi sono imbattuta in questo dilemma da molto piccola, nella Bologna dei primi anni '80. Durante la scuola elementare ricordo i discorsi dei genitori che già all'epoca insorgevano contro la presenza dei campi di zingari vicino a casa, nel quartiere operaio dove abitavo. Gli zingari erano sininimo di criminalità, sporco, pidocchi e varie malattie, per cui la loro integrazione era come minimo osteggiata. A scuola arrivavano bambini zingari diciamo vestiti diversamente e duravano lo spazio di qualche mese, dopo di che nessuno ne sapeva più niente. Difficimente riuscivano ad integrarsi. Per noi erano i diversi perchè vestiti diversamente, sporchi e maleodoranti, presunti cattivi perchè lo avevamo sentito dai nostri genitori. Sicuramente non avevano colpa di questa situazione; ciò era ed è il prodotto dell'incontro di diverse realtà culturali. Ora come madre mi ritrovo più o meno nella medesima situazione, i miei figli forse non trovano gli zingari a scuola ma bambini provenienti da posti e culture molto lontane da noi, anche in termini di apertura all'integrazione. Dunque cosa è cambiato? Niente, se non la mia consapevolezza. Sono cresciuta con la paura per la diversità, con la convinzione che l'integrazione non fosse possibile perchè questa è stata la mia esperienza di bambina e ragazza. Il nostro passato e la nostra esperienza sono fondamentali per affrontare ogni situazione nuova o vecchia che ci si pone davanti. In pratica tendiamo a giudicare oggi secondo l'esperienza di ieri.
All'età di 23 anni ho avuto la possibilità di studiare all'estero per un anno e l'ho presa al volo. Sono stata a Brighton, in Inghilterra e devo dire di aver trovato una situazione assai diversa: la multiculturalità era considerata una risorsa e non un problema. Il fatto di ritrovarsi in tanti giovani provenienti da tutti i continenti mi ha dato modo di confrontarmi con gli altri e capire pregi e difetti della mia mentalità e cultura. Un'esperienza di vita prima di tutto che dovrebbero fare i giovani per oltrepassare i confini dei propri pregiudizi. La crisi attuale non aiuta l'integrazione perchè c'è poco da investire e ancora meno sulla scuola. Ma è questa l'unica vera arma dell'integrazione: investire sulla scuola e sulla conoscenza. Credere che ognuno di noi può dare il suo contributo. Che i poveracci che arrivano da noi ( e in Europa) hanno voglia di risollevarsi, di mettere in pratica le loro capacità e spesso sono più intraprendenti ed flessibili di noi.
Se in Svezia e in Canada hanno capito che i bambini e i ragazzi emigrati sono una risorsa già a partire dal fatto che hanno appreso più lingue perchè da noi si crede ancora che l'italiano sia l'unica lingua possibile e che non ci sia spazio per le altre? Ogni lingua e ogni cultura sono una risorsa ma finchè troveremo pediatri che consigliano alle madri straniere di lasciar perdere la loro lingua madre e di insegnare solo l'italiano non si realizzerà mai una vera integrazione. Sarà solo coprire la diversità perchè non faccia paura!

venerdì 30 marzo 2012

Una storia di Speranza


Caro Figlio, da quando ci siamo dentro abbiamo sentito tante storie di Malattia. Tanti bambini si sono ammalati come te e gravitano come meteore attorno a noi dandoci di volta in volta speranza o disperazione. Quando è iniziato il nostro calvario è arrivata la notizia che una bambina di nome B. si era ammalata un paio di anni prima e ora stava bene. Uau!!!! Stava bene: ecco noi aspiriamo a quel traguardo. Allora c'è davvero la Speranza.
Ora che è passato più di un anno sappiamo che B. sta male di nuovo. La chiamano Recidiva. Come può soffrire tanto un bambino? Allora capiterà anche a noi? Ci facciamo troppe illusioni? Troppe aspettative paradisiache? Invece torneremo di nuovo in ospedale con l'angoscia nel cuore senza sapere cosa ci aspetta? Quella poverina ora è torturata con nuove chemioterapie in attesa del Trapianto di midollo osseo, che forse non sarà neanche risolutivo.
Mi ha chiamato il padre circa un mese fa, in preda all'angoscia. La sua bambina è in ospedale, da maggio 2011 dentro e fuori. Una nuova condanna! Non dorme da giorni. Non si da pace. 
Perché mi chiami? Vuole solo parlare con qualcuno che sa, ha sperimentato quell'angoscia. Io non sono capace. Non ti posso aiutare. Una parte di me pensa al sollievo di non trovarsi (ancora?!) in quella situazione. Però ci provo. So che la mia salvezza passerà anche da oggi, da questa richiesta di aiuto, di una parola che lo possa risollevare dal suo baratro.
Allora gli dico di darsi pace perché come genitore ha fatto il meglio che poteva e  se si è deciso per il trapianto è perché è davvero una Speranza. Lo vorrebbero evitare ma sappiamo bene che in caso di recidiva, soprattutto precoce non c'è altra via. Gli dico che anche noi siamo consapevoli che c'è il Trapianto per noi in caso di recidiva. Rassegnazione. Ha bisogno che qualcuno gli dica: rassegnati a questo e spera. C'è una possibilità ancora: vivila fino alla fine, con coraggio e a testa alta. L'atteggiamento positivo fa parte di ogni cura.
Alla fine cede e mette giù il telefono. Qualche giorno dopo mi chiamerà la suocera e guarda caso la telefonata la prenderà tua nonna. Scambio tra suocere! Io non sono a casa ma vuole comunque ringraziarmi. Dopo tanti giorni il padre di B. è riuscito a riposare, a darsi un po' di pace, a guardare avanti e  non solo a sperare che quel passato rimasto sospeso riprenda il suo corso.

martedì 27 marzo 2012

Insignita di un titolo

Ok! Non sarà un titolo nobiliare ma è pur sempre un titolo e forse l'unico che riceverò fino alla fine dei tempi. Per cui meglio inorgoglirsi! Voglio ringraziare chi ha insignito il mio giovane e povero (in senso artistico) blog: aerre di La casa delle ricette. Tra le migliaia di blog il mio è stato scelto tra cinque.
Qui non troverete creazioni (ho davvero poca fantasia!) nè idee per viaggi ( che mai farò, perchè gli eventi non lo consentono) nè tanto altro. Ma troverete emozioni e pensieri di una donna in cammino, che ha deciso di reagire agli eventi della vita invece di esserne schiacciata. Sono felice che sia stato riconosciuto questo valore al mio blog, che rimarrà per sempre amatoriale ma non per questo meno curato.
Ora, siccome trovo simpatico insignire altri blog del titolo, perchè ne esistono davvero tanti meritevoli, perchè il nostro non esisterebbe se non ci fossero gli altri ad ispiraci e sostenerci, passo ad eleggere i miei 5.

Secondo le regole (info) un blog:
1) E’ aggiornato regolarmente
2) Mostra la passione autentica del blogger per l’argomento di cui scrive
3) Favorisce la condivisione e la partecipazione attiva dei lettori
4) Offre contenuti ed informazioni utili e originali
5) Non é infarcito di troppa pubblicità

I 5 che secondo il mio modesto parere corrispondono ai predetti requisiti sono:


Mi offrono tanti spunti di riflessione, idee per rinnovarmi, mettermi in gioco e crescere, piccole verità da riconoscere. Ne seguo tantissimi altri che non ne avranno a male del mio insignificante parere.


I blogger insigniti possono decidere se continuare a loro volta, votandone altri cinque oppure fermarsi qui. A loro la scelta. Bye a tutti. 

domenica 18 marzo 2012

Essere amati e sentirsi amati

Nonostante il titolo evochi sensazioni paradisiache, questi due aspetti non vanno spesso di pari passo. Vediamo perché.
Vi è mai capitato di ricevere un regalo da una persona che accompagna il dono con molta cerimonia, che ne sottolinea più volte il valore (economico e affettivo), ma in un modo che a voi non fa alcun effetto? Voi invece siete rimasti delusi dall'oggetto e dalle attenzioni che vi sono state rivolte? Oppure vi può essere capitato di ricevere parole di vero incoraggiamento da chi non vi sareste mai aspettato tanto slancio e di esservi sentiti molto vicini, oserei dire in empatia.
A me è capitato spesso di non essermi sentita compresa, al centro dell'attenzione, insomma amata da una persona, nonostante gli sforzi profusi da questa per dimostrare il suo amore.
Tempo fa mi fu consigliato di leggere un libro, 'I cinque linguaggi dell'amore dei bambini' di Gary Chapman e siccome il consiglio fu accompagnato dal dono del libro, fui costretta anche a leggerlo. Nonostante molto scetticismo iniziale per quello che consideravo l'ennesimo Guru formato USA, mi si sono aperti gli occhi su una dimensione sconosciuta. Come avevo fatto a non capire una cosa tanto semplice quanto banale! Ma andiamo per gradi.
Dello stesso autore ho letto successivamente altri due libri, 'I cinque linguaggi dell'amore familiare' e 'I cinque linguaggi dell'amore con gli adolescenti'. La medesima teoria vista da varie angolazioni. La sostanza è che esistono diverse modalità di relazionarsi con gli altri e che ciascuno di noi ne ha una preferenziale, attraverso la quale manifesta il proprio amore e si sente amato.
Se hai una vena per i regali e passi molto tempo a sceglierli e a convincere gli altri a fartene allora il tuo linguaggio preferenziale è il dono. Se invece programmi spesso di passare momenti speciali con le persone amate e questo ti riempie il cuore allora è molto probabile che il tuo linguaggio siano proprio i momenti speciali. Se le parole di lode e incoraggiamento ti aprono il cuore e ami riempire la tua famiglia di parole di supporto allora è probabile che tu faccia parte della schiera che ha sviluppato il linguaggio della lode. Se, come me, amate sgobbare per servire gli altri (e lo dico con un pizzico di rammarico!) cioè preparare cene sfiziose per la famiglia, fare cose semplici ma importanti per gli altri, sviluppare attenzioni di natura servizievole allora siete sicuramente tra quelle persone che hanno privilegiato il linguaggio dei gesti di servizio. Infine se privilegiate il contatto fisico, e tra questi si riconosceranno molti uomini (ma badate, ho detto contatto fisico non attenzioni prettamente sessuali, nel qual caso siete solo arrapati!) allora vi prodigate in carezze, abbracci, pacche sulla spalla e mano nella mano.
Alla nascita ogni individuo è portato a ricevere e parlare tutti e 5 i linguaggi; con la crescita però (dai 6 anni in poi circa) privilegia un linguaggio rispetto agli altri e talvolta anche uno secondario. Se riceve dai genitori parole d'amore in tutte e 5 le modalità manterrà anche da adulto la capacità di parlare nei diversi linguaggi e le sue relazioni potranno risultare più soddisfacenti. Quando mi accorsi di aver perso la dimestichezza con il contatto fisico, aspetto che risulta invece importante quando si ha un consorte e 4 figli, mi convinsi di dovermi impegnare per migliorare e ci porsi rimedio. Riconobbi invece il mio linguaggio preferenziale notando il piacere che ne traevo nell'avere l'aiuto di mio marito nelle faccende quotidiane e la sensazione di sollievo al vedere la pila di panni stirati da mia suocera, santa donna che  ha a cuore il mio benessere fisico e mentale!

Il segreto di sentirsi amato è dunque far capire alle persone che ci sono vicine le modalità in cui abbiamo bisogno di affetto, magari parlandone apertamente oppure gratificando profusamente quando lo riceviamo. Il segreto di amare è dunque conoscere il linguaggio d'amore delle persone più care e parlarlo anche se a noi non parla alla stesso modo. State sicuri che ne otterrete una profonda gratificazione e la vostra relazione ne trarrà beneficio. Sia che siate coppia, genitori di bambini piccoli, sia che abbiate figli adolescenti nel pieno delle paranoie da indipendenza e affermazione dell'individualità!

martedì 13 marzo 2012

Differenze di Genere

Da diversi anni sono sposata e da diversi anni mi chiedo come mai gli uomini sono così (bene!) programmati per parlare, chiaccherare, condividere emozioni, pensieri, sentimenti e tutte le diecimila idee (a volte ca...te) che gli passano per la testa durante il pre-matrimonio e poi drasticamente la loro programmazione cessa! Ma hanno un Timer? Un bottone che inavvertitamente spingiamo noi donne? Una ricarica da fare che non conosciamo?

Non è solo nella mia esperienza ma una considerazione comune a molte amiche sposate. Donne che dopo vari anni di matrimonio/convivenza ricordano con malinconia le lunghe conversazioni con esemplari maschili prodighi di parole sui temi più disparati, leggeri ed impegnati. Come mai noi del genere femminile riusciamo ad intavolare un discorso su disparati argomenti, in situazioni anche bizzarre; parleremmo ore con le amiche, in fila alla cassa del supermercato, in attesa che il pupo di turno svolga l'attività extra. etc..mentre non riusciamo più a scucire più di un mhm a domanda dalle nostre anime gemelle? Siamo noi che pretendiamo troppo? Noi che siamo prolisse? Noi che esauriamo gli argomenti di discussione e poi diventiamo noiose per i nostri uomini? Insomma qual'è l'arcano mistero? 
In un matrimonio si dovrebbe parlare di tanti argomenti se non altro perchè i figli, l'educazione, la scuola, gli amici dovrebbero fornircene diversi. E invece gli uomini si annoiano del quotidiano, della vita che si ripropone spesso uguale a se stessa ogni giorno e si rifugiano in un silenzio stampa che suona come una condanna per tutti. Se qualche uomo per caso passa di quì e magari si sente un tantino preso in causa, può provare a pensare a quante parole usa per raccontare la sua giornata alla lady del cuore e a quante parole ne usa lei. Ma non avete ancora capito che se noi vi prendiamo per la gola voi ci dovete accattivare con le parole? Uomini svegliatevi un pò e concentratevi maggiormente sul cervello femminile prima di puntare dritto alla parte inferiore del nostro corpo.

giovedì 8 marzo 2012

La (nuova) questione femminile

Voglio affrontare questo post da persona positiva che guarda prima di tutto alle concquiste e a quello che ancora si può ottenere. Innanzitutto mi ritengo fortunata perchè non vivo in un paese sperduto del terzo mondo, perchè non devo passare metà della mia giornata a provvedere l'acqua per la famiglia, perchè essere donna là è una condizione invalidante, perchè alle bambine è negata l'istruzione, perchè nell'infanzia una donna subisce esperienze atroci come l'infibulazione, il matrimonio (a dir poco) precoce e ogni sorta di violenza, perchè la maternità non è una scelta ma un mezzo per soggiogarla negli anni migliori della sua vita, perchè il parto ancora oggi è un rischio reale di morte.
E' innegabile che le donne che vivono nel mondo civile non hanno mai vissuto in una condizione del genere anzi loro godono già delle concquiste della prima rivoluzione femminile. E dove vogliamo mettere la vittoria dei referendum su aborto e divorzio, che per quanto discutibili, offrono sempre una scelta? Detto questo, devo però ammettere di non sentirmi tanto più avanti rispetto a mia madre: all'epoca era impensabile un part-time, ora tutte lo vogliono ma nessuna lo ottiene. Lei lavorava, pensava alla casa e ai figli; mio padre lavorava e poi scaldava il divano in attesa della cena. Io mi ritrovo più o meno sulla stessa strada.

E' innegabile che stiamo assistendo ad una seconda rivoluzione femminile, forse più silenziosa, ma più pratica perchè attuata nel quotidiano con precise scelte. Come madre ho scelto di educare i figli allo stesso modo: non esistono compiti da maschio e da femmina, tutti devono collaborare per la serenità della squadra che si chiama famiglia. Se i nostri mariti sono poco collaborativi non demoralizziamoci, basta dare il buon esempio con i figli maschi, forse saranno loro ad insegnare qualcosa ai loro padri. Sono convinta che tanti errori siano stati commessi da una generazione femminile che ha sempre giustificato le mancanze maschili. Noi non le dobbiamo più giustificare e una sana pretesa fa bene a noi quanto alla famiglia. La donna in fondo sa chiedere ed ottenere subdolamente con una miriade di strade secondarie, allora donne affiniamole queste tattiche e chiediamo ad i nostri uomini di sostenerci ed affiancarci. Quanto alla società lottiamo perchè sia riconosciuto il giusto valore del nostro essere donne e madri. Una società fatta da uomini e per uomini perde una dimensione importante. Quella fatta di empatia, umanità, sostegno, multitasking, pazienza e dedizione.

Questo post partecipa al blogstorming


sabato 3 marzo 2012

Piccoli ricordi nel cuore


Mi avvicino spedita ai 40 (per la cronaca ancora 37 e mezzo!) con un pò di vita vissuta. C'è un viso, un cuore e delle braccia che non ho mai dimenticato nonostante siano passati tanti anni. Credo sia stata sempre nei miei pensieri e mi abbia accompagnato in tutta la mia vita perchè l'ho incontrata a 6 anni, persa di vista a 10 ma è rimasta sempre dentro di me. La maestra delle elementari. Quella a cui vieni affidato quando sei ancora piccolo ma già abbastanza grande per imparare a scrivere. La mitica Donatella D. mi ha accompagnato nell'esperienza di imparare, conoscere, sperimentare, provare, sbagliare, e assumersi responsabilità.
Vivevo nella Bologna degli anni Ottanta, dove un'intera generazione di operai lasciava casa alle 7.30, portava i figli a scuola per rientrare alle 18 (se andava bene) con figli al seguito. Che si erano sciroppati 10 ore di scuola tra pre, scuola e doposcuola. Ogni giorno trovavo la mia maestra a braccia aperte, quella con il sorriso sempre stampato, quella pronta a sostenerti anche se avevi sbagliato proprio tutto, quella che affrontava tutto con entusiasmo, quella dei jeans in un mondo di donne con le gonne forzate, quella femminista al 100% e soddisfatta dalla vita, quella senza peli sulla lingua, quella che alzava la voce col sorriso e puniva pure col sorriso, quella che vorresti incontrare il primo giorno di scuola di tuo figlio. Quella donna di rara bellezza, che i padri di famiglia si mangiavano con gli occhi (ma era sposata!), bionda, carnagione sempre abbronzata, che sapeva tutto (almeno ai nostri occhi), il punto fermo della mia vita. Mi ha trasmesso l'amore per la lettura, per la matematica, per la gioia, per l'ottimismo nonostante tutto. Mi ha insegnato ad essere forte, a guardare in alto e non sempre in basso, a capire che essere donna significa costruire un percorso ad ostacoli ma possibile e che un futuro per le donne c'è e non necessariamente quello di essere madre. Lei non lo fu mai ma aveva i suoi ragazzi. La rividi qualche volta anni più tardi sempre uguale. Ora sarà senz'altro in pensione, all'incirca sui 67 anni e con tanti tantissimi giovani (dentro!) che la ricordano come una seconda mamma. Che se la portano dentro al cuore e che sono quello che sono anche grazie a lei.

giovedì 1 marzo 2012

Il sonno in famiglia

Penso di poter parlarne a ragione. Siamo genitori ormai da nove anni e abbiamo avuto diversi tipi di dormiglioni (4). Il primo è stato una passeggiata, a tre mesi dormiva tutta la notte o quasi e se piangeva era per la perdita del ciuccio, a cui abbiamo ovviato comprandone una montagna. Così quando abbiamo avuto la seconda non eravamo preparati ad una rompipalle, strillona, che piangeva per ogni minima cosa.
Si sono avvicendati tre mesi di inferno poi sei di purgatorio fino a quando qualcuno mi ha parlato del libro 'Fate la nanna' di Estivill. Eravamo piuttosto titubanti di fronte a ciò che si diceva di fare, per convincere i pupi alla nanna e con qualche riserva ho provato (perchè mio marito ha ceduto le armi). Prima una sera, poi due, poi tre di interminabili pianti e di veglie (nostre) per assicurasi che non fosse in preda a crisi epilettiche! Dalla quarta sera è andata sempre meglio e devo dire di aver visto la bambina anche più tranquilla di giorno. In pratica l'assenza di mamma e papà nella stanza e la necessità di addormentarsi da sola non costituivano più una paura, spesso capitava poi che al risveglio si trastullava da sola per un pò prima di 'avvisarci'. Per noi è stata una salvezza. Ovviamente non posso consigliarlo agli altri genitori perchè implica necessariamente una (momentanea) sofferenza anche per loro. Per me ne è valsa la pena. Alla nascita delle altre due pupe, sebbene più tranquille, ho cercato di coccolarle tanto ma di non abituarle ad un addormentamento forzato da noi. Una volta tranquilla di aver soddisfatto tutti i bisogni della pupa e che avesse realmente sonno, arrivava il santo ciuccio. La pupa veniva posata in culla, una musica rilassante e via a Morfeo. Qualche pianto ci sarà stato ma ora dormono tutti come ghiri da quella di tre anni al primo di nove. E' bello trovarsi nel lettone per giocare ma non per dormirci tutti insieme. Oltretutto in sei ce ne servirebbe uno da pasha'!

Questo post partecipa al blogstorming

martedì 28 febbraio 2012

A proposito di .......Noi

 Quante volte ho incontrato persone che mi chiedono: 'ma come fai?'. 
Generalmente le più curiose sono mamme, sui 30 anni con 1 o al massimo 2 figli. Le vedo sempre trafelate, si dicono stanche, esauste per un tram-tram quotidiano che si ripete da anni sempre uguale (specie se bis-mamme), se poi lavorano allora sono anche stressate, poco soddisfatte se non addirittura demotivate! 
Questa fatidica domanda arriva prima o poi, magari non subito, dopo qualche ora o qualche incontro (nel caso di attività settimanali dei figli). Ma state sicuri che arriva sempre! Spesso è accompagnata da qualche considerazione del tipo: come fai ad avere sempre il sorriso, o ad essere così serena e calma(?). 
Ormai adotto diverse strategie di risposta. Se la persona che ho di fronte è autoironica, del tipo simpatico e affabile allora rispondo che ci vuole una bella organizzazione ma si può fare tutto e magari mi dilungo su qualche esempio di vita pratica. Se invece è una mamma stressata, che ,magari vuole solo giudicarmi per aver dato la vita a queste 4 creature, spesso ribatto che la vita con 2 figli era troppo monotona e semplice e che è stato bello essermela complicata un pò! E che averne due è una passeggiata, così se non si era sentita una m...a forse ora è sulla strada.
Ammetto comunque che non sia semplice moltiplicare tutto per 4, riunioni, visite mediche, attenzioni, compleanni e feste in genere, attività extrascolastiche e compiti. Pare che sopravvivo. In fondo ancora non mi hanno ricoverata in psichiatria (anche se mio marito pensa ogni tanto che quello sarebbe il mio posto).
Ci vuole tanta organizzazione, buon senso e una buona dose di pazienza. Come faccio?
Mi alzo presto al mattino: sveglia alle 6.30. Ho veramente sentito di peggio perciò mi ritengo fortunata. Mezz'ora è per me, senza nessuno tra i piedi, in cui penso a me e a come organizzare la casa e la giornata. Spesso stendo la biancheria bagnata, svuoto la lavastoviglie, piego vestiti asciutti, etc...Alle 7 arriva la sveglia per i bimbi, che ovviamente si alzerebbero verso le 11 potendo. Ci vuole un pò per convincerli ad alzarsi specie se li attende la scuola. La mattina è un'impresa tanto quanto la sera per metterli a dormire. Ma ho le mie astuzie. A volte minaccio, a volte ricompenso, a volte concedo un cartone animato prima di colazione. Poi si vestono e via a scuola. Sono ormai le 8 e 30. 
Stanno a scuola fino alle 16 dal lunedì al venerdì. Per cui ho diverse ore di libertà per andare in piscina, fare la spesa, riordinare, stirare, cucinare per pranzo e cena, leggere la posta elettronica, consultare i siti preferiti con blogger e scrivere un post. Una signora delle pulizie viene a rincorrere i gatti (di polvere) 2 volte a settimana: soldi davvero spesi bene!
Mio marito è un'incognita, a secoda dei turni può essere a casa oppure no. Si pranza insieme se possibile oppure pranzo veloce solo per me. Si sono fatte le 14. Riposo di almeno mezz'ora per ricaricare le energie, poi leggo, guardo diversi serial in inglese (attività che adoro), vago in rete. 
Ore 15.45 volo a riprendere i pupi e da ora in poi sono/siamo tutti per loro. Nel pomeriggio sono programmate tante attività che coinvologono anche la nonna e il papà, se possibile. Lunedì danza per figlia 2 detta la Regina (7 anni); martedì inglese per figlia 3 detta Peggy (5 anni), scacchi per figlio 1 detto il Campione (9); mercoledì piscina per tutti; giovedì inglese per figlia 2; venerdì inglese per figli 1 e 4 (la nana o polpetta di 3 anni), uncinetto per figlia 2; sabato catechismo per figli 1 e 2 e piscina per 3 e 4. Sabato mattina e domenica liberi. Quando il figlio di turno è impegnato in attività rimango con quelli a casa o viceversa la nonna o mio marito.
Si fanno le 19 ed è ora di cena. Tutti collaborano: chi apparecchia, chi sparecchia, chi cucina e chi spazza. Si cena presto per arrivare al momento nanna ad un'ora accettabile, quando sono comunque tutti già stanchi ma non collassati. Prima della nanna leggo/leggiamo una fiaba con ciascuno di loro, in base all'età perchè ovviamente il Campione di 9 anni è stanco di sentire Cenerentola per la millesima volte (io pure!). Poi tutti a letto a luce spenta, senza storie, faccio anche la voce alta se necessario. Entro le 21.30 tutti dormono come ghiri, non occorre dirlo io e il padre no! Finirò verso mezzanotte tra lavastoviglie e lavatrici da caricare, vestiti da mettere per l'indomani compresi i grembiuli che odio ma che si ostinano ad esigere a scuola, lettura o qualcosa di interessante in televisione (per intenderci di rado) che mi consente di passare qualche momento insieme a mio marito in tranquillità. Io mi spengo a mezzanotte, lui molto più tardi. 
I bimbi dormono benissimo nel loro letto senza bisogno di salti mortali per addormentarli, faticose sveglie notturne per consolarli, cosleeping a cui non ho mai creduto e che mi toglierebbe la serenità delle mie 6 ore di sonno. 
In fondo si fa. No? E allora non guardate me e tutte le altre mamme (di famiglie) numerose come marziane. O forse il problema è che spaventiamo?

martedì 21 febbraio 2012





Sabato scorso (18 febbraio) sono stata ad un concerto ad Ascoli Piceno, al teatro Ventidio Basso. Non sapevo davvero cosa aspettarmi. Con un'amica e suo figlio ci siamo regalati questa botta di vita, che ormai capita di rado. Il concerto di Raphael Gualazzi, un cantante, autore, pianista semisconosciuto ma che vale la pena di ascoltare per quello che offre. Lo avevo visto in televisione e sembrava uno qualunque, il giovane di turno lanciato dal produttore di turno che lasciano il tempo che trovano!
Ebbene ne è uscita una serata fantastica! UAUUUU!!!!! Questo ragazzo è una forza della natura. Due ore dense di musica tra canzoni, sonorità e sperimentazioni musicali: un mix di Blues, Soul e Jazz.
Traspare da tutto quello che fa una timidezza quasi patologica, da cui riesce a uscirne tramite la sua musica. Non ha parlato quasi mai ma si esprime con la musica meglio di quanto potrebbe fare qualsiasi parola. 
Due ore di emozioni, di pazzia musicale, di divagazioni della mente e quando si riaccendono le luci ti ritrovi a teatro, nella tua vita di sempre. Carica però di più energia vitale. 
Grazie Raphael, continua ad essere te stesso.

martedì 14 febbraio 2012

A proposito di........Blog

Bilingue per Gioco 

Oggi vorrei suggerire un sito/blog che mi è stato davvero utile nella gestione della quotidianità familiare per tanti motivi che a breve spiegherò. Si chiama Bilingue per Gioco.
Il sito è gestito da Letizia Quaranta, donna e mamma concreta. Carattere eclettico, sprintoso ed energico. Non la conosco personalmente ma ormai sono due anni che la seguo. Oltre al sito e blog gestisce una marea di altri progetti di cui parla ampiamente nel sito. 
Ho scoperto "Bilungue per gioco" circa due anni fa quando stavo cercando materiale e idee per 'far entrare in testa' ai miei figli che non esiste solo l'Italiano ma una miriade di altre lingue, divertenti, interessanti e ovviamente utili. Pensavo prima di tutto all'Inglese ma non escludevo altre lingue sensuali come lo Spagnolo ( lo ammetto forse sono troppo emotiva!).
Comunque, mi sono imbattuta nel sito e non l'ho più lasciato. Decisi, in seguito ad alcuni suggerimenti di Letizia, di far frequentare casa ad una babaysitter australiana (che è stata purtroppo molto poco). Si è dimostrata un'esperienza interessantissima, educativa e umanamente arrichente. Da allora ho messo in pratica tante idee, rubate dal sito, per stuzzicare la fantasia dei miei figli: libri, video di youtube, corsi ludici di Inglese, summerCamp e giochi tra di noi, che sono la parte più divertente dello stare insieme. Si perchè, da quando ho scoperto che la quotidianità è preziosa e da valorizzare in ogni istante, il gioco si è arricchito, ampliato, ha preso un diverso significato se fatto in Inglese. E per me è stato doppiamente importante perchè ha significato avere speranza nel futuro, credere che ci possa essere per tutti i miei bimbi e quindi offrirgli un'arma in più (l'Inglese) per cavarsela nella vita. Amo profondamente questa lingua, sebbene la parli all'italiana  e abbia una conoscenza poco più che dignitosa ma, poco importa, perchè si è insinuata tra di noi ed è il veicolo del gioco, dello stare insieme, delle sfide e delle scoperte. Questo ha un valore per se stesso. Magari, se poi i miei bimbi imparano anche qualcosa, male non fa!

Ecco i 10 motivi per cui 'me gusta' il sito:
1. valorizza tante lingue, non esiste solo l'inglese;
2. non parla solo di lingue, ma di apprendimento, di scuola, di gioco, di cultura e tradizioni, di essere famiglia;
3.  offre curiosità da tutto il mondo;
4. Letizia da consigli ma non si atteggia a guru! Solo consigli, strategie, suggerimenti, piccole astuzie che con i bambini non bastano mai. E' spietatamente concreta ma sa criticare con dolcezza;
5. per me è stato un continuo stimolo a fare meglio, perseverare (nonstante a mio marito e a mia suocera non gliene freghi proprio niente!), a credere in questo progetto ogni giorno nonostante le difficoltà di gestire 4 figli e la malattia di uno di questi;
6. ha saputo creare una rete di collaborazioni e amicizie per dare vita a rubriche che parlano di vita, di genitori in cammino, di persone che amano i propri figli e vogliono loro regalare vari modi di esprimersi;
 7. il sito è colorato, divertente e soprattutto semplice, insomma niente salti mortali per ritrovare ciò che interessa;
8. suggerisce bellissimi libri (per tantissime lingue) per ragalare a grandi e piccini emozioni e piacere del leggere insieme: molti li ho acquistati e sono ormai logori(!);
9. c'è pubblicità (è innegabile che il sito debba anche essere redditizio) ma senza invadenza ed insistenza, ed è cosa rara(!);
10. non ultimo regala meravigliosi giveaway.


Provare per credere. 
Io non ci guadagno niente se vi fate un giro su Bilingue per Gioco. Questo post è solo per ringraziare chi, con il lavoro di ogni giorno, ci accompagna nel difficile compito di educare, risolvere le piccole domande, insegnare ed essere genitori.
Valentina

lunedì 13 febbraio 2012

Dopo il dolore







Vorrei tornare sul mio post di ieri per parlare di quello che succede dopo il 'momento'. Il momento in cui ci accade quell'evento che cambia per sempre il corso della nostra vita.
Non sono nè una psicologa nè una terapeuta di alcun genere, perciò non posso dire quale sia la via per metabolizzare, accettare e superare (ammesso che si possa) il dolore. Nè credo che ci sia un'unica via. Posso dire però qual'è la mia personale strada verso la pace interiore. 
Dopo quanto accadutomi ho capito davvero una cosa, semplice quanto banale, che ho sempre avuto sotto gli occhi e mai afferrato veramente, che è diventata presupposto fondamentale in ogni mia realzione con gli altri.


Nessuno sarà mai perfetto: non solo, nessuno lo è, ma nessuno lo sarà mai! Ragion per cui nessuno può decantare la verità assoluta. 
Tanto mi è bastato per capire che non esiste una via migliore delle altre, non esiste un modo migliore per reagire agli eventi per quanto possano cercare di convincervi. Esiste solo una vostra personale via per gestire il carico di emozioni che un evento drammatico porta con se, sarà la migliore solo e soltanto per voi. Capire questo apre un mondo fatto di accettazione degli altri e di se stessi, di comprensione, di perdono e di dialogo, di compromessi e forse anche di rinunce, ma vi consente di lasciare sulla strada sensi di colpa, incomprensioni, inutili colpevolizzazioni, ansie e dissidi interni ed esterni a voi. 
Tanti i modi di reagire al dolore che vanno dall'interiorizzare all'estremo fino all'esteriorizzare eccessivamente e spesso in modo insano il disagio. Quale è stato il mio? Ho interiorizzato pensando che nessuno potesse veramente capirmi. Quanto mi dicevano le persone mi scivolava addosso come acqua su un vestito impermeabile. Colpevolizzando spesso le persone che mi stavano accanto perchè reagivano in modo diverso o non accettavano il mio personale modo. Ebbene ho capito allora che tutto ciò non mi avrebbe portato a niente, se non ad individualizzare ulteriormente il mio disagio, a chiudermi a riccio, a pensare che siamo formichine che vagano nel mondo su vie parallele.
Capire di non essere perfetta, di non avere la verità assoluta, di non possedere le chiavi per aprire tutte le porte, ha coinciso con l'apertura verso l'altro, con l'accettazione che esiste anche l'esigenza dell'altro, che questa si possa esprimere in maniera divergente dalla mia. Che si può affrontare il dolore insieme, pur vivendolo diversamente, che colpevolizzare non ha senso ma ha un senso comprendere. Che è meglio guardare avanti piuttosto che fermarsi a crogiolarsi nel proprio dolore. Accettare una malattia, la perdita di una pesona cara o qualsiasi altra situazione dolorosa non è una via semplice ma si affronta meglio se si riflette sul passato, si vive pienamente il presente e non si ha paura del futuro. Convivere con una paura, con uno spettro è il bagaglio che mi lascia il passato, ma mi ha 'regalato' la consapevolezza che sia meglio godere del presente piuttosto che crucciarsi per un futuro ignoto. Vivo l'oggi come fosse sempre l'ultimo della mia vita, intensamente e forse meglio di quanto facessi prima del 'momento'. Ogni istante è per me, per mio marito, per i miei bimbi, per gli altri. Non esiste più la quotidianità fatta di gesti automatici, parole finte, cose inutili e prive di senso; ha lasciato spazio ad una piena di consapevolezza in ogni gesto, parole soppesate, cose dense di significato per noi e per chi ci accompagna nel cammino. E se un giorno Dio vorrà che chi dovremmo separare sapremo di avere vissuto pienamente questo oggi.



domenica 12 febbraio 2012

La Malattia

Oggi voglio postare alcune pagine del mio diario. Quelle per me più importanti. Quelle che descrivono il momento in cui è cambiata la mia vita. Nella vita di tutti noi c'è un momento. Il momento che ti cambia le prospettive, il momento del tir che ti prende esattamente in pieno, il momento in cui cadi a terra e pensi che non ti rialzerai. Questo non è per commiserarmi ma per far capire che se sono quì adesso è perchè si può andare avanti e pensare ancora positivo...


"La Malattia
Era il 5 luglio 2010 quando si è insinuata nella nostra famiglia la Malattia. Già da qualche giorno stavi male e forse i nostri occhi di mamma e papà non volevano vedere il pallore, la stanchezza, il colorito giallastro, la magrezza, l'apatia che ti stavano divorando. Seppi qualche tempo dopo che molti avevano notato questo, forse qualche mese prima, ma con il senno di poi sono tutti bravi a parlare. Avevi appena compiuto sette anni. La febbre da qualche giorno. Dopo un week-end passato inconsapevolmente decidemmo di portarti dalla pediatra. Si raggelò alla sola vista del tuo pallore! Convinse tuo padre a farti urgentemente gli esami del sangue. Erano le 11.30 di un tiepido lunedì d'estate e tu dovevi essere al mare con le tue sorelle invece che in ospedale. Tornasti a casa con la ferita di guerra del prelievo e tutti furono ammirati dal tuo coraggio.
Stavamo per pranzare e squillò il telefonino di papà.... era l'ospedale... oddio cosa c'è, cosa succede, non può essere, no non può succedere questo a noi, no..... perché a noi!
I globuli bianchi impazziti, l'emoglobina a terra. Ti reggevi in piedi per un soffio. Eppure avevi ancora la voglia di giocare, tanto era forte la voglia di vivere. Ti saresti potuto tagliare e avresti sanguinato per ore, senza nessuna piastrina ho saputo solo dopo.
Alle 12.30 di quel 5 luglio la nostra vita, quella che era sempre stata fino ad allora cessò di esistere, rimase sospesa in attesa di essere ripresa e passammo in un'altra dimensione temporale. Una vita parallela fatta di ospedale, camici bianchi, analisi e prelievi, terapie e medicine, di cadute e rialzate. Poche cose buttate in una valigia e partisti con papà per l'ospedale di Pesaro, dove già sapevano, dove già ti aspettavano, dove già erano pronti ad combattere questa Malattia che divora i bambini, che si vuole prendere la vostra anima. La Leucemia.
Io rimasi a casa con le tue sorelle. Immobile, incapace di distogliere il pensiero da quella condanna, da quella croce che si era abbattuta su di noi. Cosa fare ora?
Devo dirlo, altrimenti muoio adesso. A chi lo dico? A S.? La chiamo subito e senza tanti preamboli glielo dico. C'è pianto, tanto pianto...Poi lo dico alla nonna: da allora non è più la stessa. Poi ad E.: piange anche lei, sono io a confortarla. Dicono che c'è speranza, che nei bambini si cura con successo. Abbiamo il 90% di probabilità di strapparlo alla Malattia. Cerco di convincermi io stessa... ce la faremo(?).
Che si fa in questi casi? Come si cura una malattia del genere? Mi aggrappo ai pensieri positivi per non morire sommersa da quelli negativi. Si cura. C'è anche il trapianto. Sono già iscritta all'Admo (associazione donatori di Midollo Osseo), magari può essere utile. Ma il pensiero cade sempre lì, inesorabilmente: cosa ci aspetta? Quale sarà la tua vita e la nostra da ora in poi? Cosa succederà al tuo corpo, alla tua personalità, al tuo essere bambino, alla tua infanzia, alla tua crescita ora?
Ci dicono molto poco. Una cosa alla volta. Starai per un mese in ospedale in totale isolamento da tutti per riprenderti un po' e partire con le chemioterapie.
Il prelievo di midollo osseo conferma. Non c'è scampo. Non si sono sbagliati.
Sono tutti per te. Tutti addosso a te, al tuo corpicino con amore e con violenza, per strapparti ad una sorte che in altre epoche non ti avrebbe dato speranza.
Che bello vivere nel 2000. In fondo il progresso e la ricerca fungono a questo: ci devono dare speranza. E così è!"


Se sei arrivato in fondo, amico lettore, è perchè, forse, qualcosa ti ho trasmesso. Allora fammelo sapere, potrà aiutare me , te e altri che passeranno di qui.
Grazie, V.

venerdì 10 febbraio 2012

Essere famiglia

Questo piace davvero tanto alla mia piccolina. Una famiglia che affronta tante avversità e alla fine vince unita.


Primo blog primo post

Ciao a tutti/e i/le blogger in ascolto,
sono una mamma per quattro che si arrampica sugli specchi per fare tutto.
Questo blog è per raccontare la nostra storia, non semplice ma particolare. Se potrà servire anche ad una sola persona allora sarò soddisfatta.
Partiamo....