My family

My family
Queste sono le mie gioie ma anche un bell'impegno!

giovedì 24 maggio 2012

Lettera mai scritta

Sei una donna meravigliosa di 72 anni compiuti il 10 Aprile. Venuta al mondo durante la guerra e da subito caricata di grosse responsabilità, quelle che ti hanno accompagnato per tutta la vita, quelle che non ti hanno schiacciato, quelle con cui hai convissuto fino alla morte.
Sei stata chiamata Dilia come quella sorella morta tragicamente anni prima di te; una sorella che non hai mai conosciuto ma che hai portato dentro di te sempre, ricordandola nel tuo cuore come se la tua vita fosse stata un riscatto per la sua.
Sei stata quella madre che mi abbracciava ogni sera sul divano, mi stringeva forte forte anche dopo 12 ore passate fuori casa e dedicate a cose per nulla importanti nella tua testa.
Sei stata instancabile sempre, non smettevi mai di lavorare, fosse fuori o a casa. Mai un lamento tanto che ancora oggi che sono madre mi chiedo come hai fatto!
Sei stata quella madre che voglio essere io oggi. Quella iperattiva e con mille idee, che sapeva fare tutto dalla cuoca alla sarta, che si è sacrificata in tutto per permettermi di studiare, di viaggiare e anche di oziare.

Nei momenti bui sei la mia ispirazione, il mio bastone, l'angelo che mi sorregge. So che ancora oggi, a 7 anni distanza dall'ultimo volta che ti ho salutato, pensi a me. Mi hanno detto che sono patetica a pensare questo, a credere che ancora puoi e vuoi fare qualcosa per me.
Voglio che quei talenti che hai ottenuto sudando in tutta la tua vita non siano nascosti sotto terra ma diano ancora frutti nella mia vita. So che lo vuoi anche tu. E così sarà.

domenica 6 maggio 2012

Andata e ritorno

Mi sono accorta di essere stata via più di un mese. Si fuori di testa! Spesso mi accade di sospendermi e riflettere sul senso del mio agire. In questo caso sul senso del mio Blog.
Spesso quando mi vengono rivolte critiche mi soffermo a riflettere e cerco di capire se siano giustificate. Non mi è facile accettarle specie se sono attinenti e esplicitate da chi mi sta accanto.
Non credo che questo mio scrivere sia sbagliato, nè diverso da quella che io sono in realtà. Nessuno di noi può essere cristallizzato in una definizione perchè nessuno è solo bianco o solo nero. Io sono tante sfumature di grigio.
Scrivere è sempre stato nella storia dell'uomo esprimere il proprio Io nel modo in cui non si riesce a farlo altrimenti, una forma di espressione intima ed emotivamente impegnata. La critica può puntare a ciò che viene comunicato e mai alla persona in sè. Perciò vado avanti perchè non  penso di ferire, offendere o ledere la dignità di nessuno.

mercoledì 4 aprile 2012

La diversità spaventa (?)

Da tanto ho questo post che frulla in testa ma solo ora ho realizzato la necessità di scriverlo.
Quasi un anno fa mia figlia (1 delle tre), all'epoca di 4 anni, mi chiese come mai la signora, che da anni viene ad aiutarmi nelle pulizie casalinghe, è così diversa. Usò proprio questa parola, "diversa". In pratica mi chiese come mai una signora che parla come noi (italiano), veste come noi (forse meglio di me!), ha una italianissima figlia, è sposata ad un italiano e cucina all'italiana ha un colore della pelle così nero. Io le detti una risposta di comodo, cioè che, provenendo dal Senegal dove il sole abbronza di più, la signora si era abbronzata parecchio di più di quanto a noi sia possibile. In realtà vidi mia figlia ancora perplessa dopo la risposta. Penso che il concetto di diversità abbia bisogno di più ampi spazi ma l'età della bambina non mi consentì di andare oltre la sua comprensione.

Perchè la diversità ci spaventa? Non è solo questione di colore della pelle ma di molto altro, di religione, di cultura, di mentalità, di carattere ed attitudine personale. Io mi sono imbattuta in questo dilemma da molto piccola, nella Bologna dei primi anni '80. Durante la scuola elementare ricordo i discorsi dei genitori che già all'epoca insorgevano contro la presenza dei campi di zingari vicino a casa, nel quartiere operaio dove abitavo. Gli zingari erano sininimo di criminalità, sporco, pidocchi e varie malattie, per cui la loro integrazione era come minimo osteggiata. A scuola arrivavano bambini zingari diciamo vestiti diversamente e duravano lo spazio di qualche mese, dopo di che nessuno ne sapeva più niente. Difficimente riuscivano ad integrarsi. Per noi erano i diversi perchè vestiti diversamente, sporchi e maleodoranti, presunti cattivi perchè lo avevamo sentito dai nostri genitori. Sicuramente non avevano colpa di questa situazione; ciò era ed è il prodotto dell'incontro di diverse realtà culturali. Ora come madre mi ritrovo più o meno nella medesima situazione, i miei figli forse non trovano gli zingari a scuola ma bambini provenienti da posti e culture molto lontane da noi, anche in termini di apertura all'integrazione. Dunque cosa è cambiato? Niente, se non la mia consapevolezza. Sono cresciuta con la paura per la diversità, con la convinzione che l'integrazione non fosse possibile perchè questa è stata la mia esperienza di bambina e ragazza. Il nostro passato e la nostra esperienza sono fondamentali per affrontare ogni situazione nuova o vecchia che ci si pone davanti. In pratica tendiamo a giudicare oggi secondo l'esperienza di ieri.
All'età di 23 anni ho avuto la possibilità di studiare all'estero per un anno e l'ho presa al volo. Sono stata a Brighton, in Inghilterra e devo dire di aver trovato una situazione assai diversa: la multiculturalità era considerata una risorsa e non un problema. Il fatto di ritrovarsi in tanti giovani provenienti da tutti i continenti mi ha dato modo di confrontarmi con gli altri e capire pregi e difetti della mia mentalità e cultura. Un'esperienza di vita prima di tutto che dovrebbero fare i giovani per oltrepassare i confini dei propri pregiudizi. La crisi attuale non aiuta l'integrazione perchè c'è poco da investire e ancora meno sulla scuola. Ma è questa l'unica vera arma dell'integrazione: investire sulla scuola e sulla conoscenza. Credere che ognuno di noi può dare il suo contributo. Che i poveracci che arrivano da noi ( e in Europa) hanno voglia di risollevarsi, di mettere in pratica le loro capacità e spesso sono più intraprendenti ed flessibili di noi.
Se in Svezia e in Canada hanno capito che i bambini e i ragazzi emigrati sono una risorsa già a partire dal fatto che hanno appreso più lingue perchè da noi si crede ancora che l'italiano sia l'unica lingua possibile e che non ci sia spazio per le altre? Ogni lingua e ogni cultura sono una risorsa ma finchè troveremo pediatri che consigliano alle madri straniere di lasciar perdere la loro lingua madre e di insegnare solo l'italiano non si realizzerà mai una vera integrazione. Sarà solo coprire la diversità perchè non faccia paura!

venerdì 30 marzo 2012

Una storia di Speranza


Caro Figlio, da quando ci siamo dentro abbiamo sentito tante storie di Malattia. Tanti bambini si sono ammalati come te e gravitano come meteore attorno a noi dandoci di volta in volta speranza o disperazione. Quando è iniziato il nostro calvario è arrivata la notizia che una bambina di nome B. si era ammalata un paio di anni prima e ora stava bene. Uau!!!! Stava bene: ecco noi aspiriamo a quel traguardo. Allora c'è davvero la Speranza.
Ora che è passato più di un anno sappiamo che B. sta male di nuovo. La chiamano Recidiva. Come può soffrire tanto un bambino? Allora capiterà anche a noi? Ci facciamo troppe illusioni? Troppe aspettative paradisiache? Invece torneremo di nuovo in ospedale con l'angoscia nel cuore senza sapere cosa ci aspetta? Quella poverina ora è torturata con nuove chemioterapie in attesa del Trapianto di midollo osseo, che forse non sarà neanche risolutivo.
Mi ha chiamato il padre circa un mese fa, in preda all'angoscia. La sua bambina è in ospedale, da maggio 2011 dentro e fuori. Una nuova condanna! Non dorme da giorni. Non si da pace. 
Perché mi chiami? Vuole solo parlare con qualcuno che sa, ha sperimentato quell'angoscia. Io non sono capace. Non ti posso aiutare. Una parte di me pensa al sollievo di non trovarsi (ancora?!) in quella situazione. Però ci provo. So che la mia salvezza passerà anche da oggi, da questa richiesta di aiuto, di una parola che lo possa risollevare dal suo baratro.
Allora gli dico di darsi pace perché come genitore ha fatto il meglio che poteva e  se si è deciso per il trapianto è perché è davvero una Speranza. Lo vorrebbero evitare ma sappiamo bene che in caso di recidiva, soprattutto precoce non c'è altra via. Gli dico che anche noi siamo consapevoli che c'è il Trapianto per noi in caso di recidiva. Rassegnazione. Ha bisogno che qualcuno gli dica: rassegnati a questo e spera. C'è una possibilità ancora: vivila fino alla fine, con coraggio e a testa alta. L'atteggiamento positivo fa parte di ogni cura.
Alla fine cede e mette giù il telefono. Qualche giorno dopo mi chiamerà la suocera e guarda caso la telefonata la prenderà tua nonna. Scambio tra suocere! Io non sono a casa ma vuole comunque ringraziarmi. Dopo tanti giorni il padre di B. è riuscito a riposare, a darsi un po' di pace, a guardare avanti e  non solo a sperare che quel passato rimasto sospeso riprenda il suo corso.

martedì 27 marzo 2012

Insignita di un titolo

Ok! Non sarà un titolo nobiliare ma è pur sempre un titolo e forse l'unico che riceverò fino alla fine dei tempi. Per cui meglio inorgoglirsi! Voglio ringraziare chi ha insignito il mio giovane e povero (in senso artistico) blog: aerre di La casa delle ricette. Tra le migliaia di blog il mio è stato scelto tra cinque.
Qui non troverete creazioni (ho davvero poca fantasia!) nè idee per viaggi ( che mai farò, perchè gli eventi non lo consentono) nè tanto altro. Ma troverete emozioni e pensieri di una donna in cammino, che ha deciso di reagire agli eventi della vita invece di esserne schiacciata. Sono felice che sia stato riconosciuto questo valore al mio blog, che rimarrà per sempre amatoriale ma non per questo meno curato.
Ora, siccome trovo simpatico insignire altri blog del titolo, perchè ne esistono davvero tanti meritevoli, perchè il nostro non esisterebbe se non ci fossero gli altri ad ispiraci e sostenerci, passo ad eleggere i miei 5.

Secondo le regole (info) un blog:
1) E’ aggiornato regolarmente
2) Mostra la passione autentica del blogger per l’argomento di cui scrive
3) Favorisce la condivisione e la partecipazione attiva dei lettori
4) Offre contenuti ed informazioni utili e originali
5) Non é infarcito di troppa pubblicità

I 5 che secondo il mio modesto parere corrispondono ai predetti requisiti sono:


Mi offrono tanti spunti di riflessione, idee per rinnovarmi, mettermi in gioco e crescere, piccole verità da riconoscere. Ne seguo tantissimi altri che non ne avranno a male del mio insignificante parere.


I blogger insigniti possono decidere se continuare a loro volta, votandone altri cinque oppure fermarsi qui. A loro la scelta. Bye a tutti. 

domenica 18 marzo 2012

Essere amati e sentirsi amati

Nonostante il titolo evochi sensazioni paradisiache, questi due aspetti non vanno spesso di pari passo. Vediamo perché.
Vi è mai capitato di ricevere un regalo da una persona che accompagna il dono con molta cerimonia, che ne sottolinea più volte il valore (economico e affettivo), ma in un modo che a voi non fa alcun effetto? Voi invece siete rimasti delusi dall'oggetto e dalle attenzioni che vi sono state rivolte? Oppure vi può essere capitato di ricevere parole di vero incoraggiamento da chi non vi sareste mai aspettato tanto slancio e di esservi sentiti molto vicini, oserei dire in empatia.
A me è capitato spesso di non essermi sentita compresa, al centro dell'attenzione, insomma amata da una persona, nonostante gli sforzi profusi da questa per dimostrare il suo amore.
Tempo fa mi fu consigliato di leggere un libro, 'I cinque linguaggi dell'amore dei bambini' di Gary Chapman e siccome il consiglio fu accompagnato dal dono del libro, fui costretta anche a leggerlo. Nonostante molto scetticismo iniziale per quello che consideravo l'ennesimo Guru formato USA, mi si sono aperti gli occhi su una dimensione sconosciuta. Come avevo fatto a non capire una cosa tanto semplice quanto banale! Ma andiamo per gradi.
Dello stesso autore ho letto successivamente altri due libri, 'I cinque linguaggi dell'amore familiare' e 'I cinque linguaggi dell'amore con gli adolescenti'. La medesima teoria vista da varie angolazioni. La sostanza è che esistono diverse modalità di relazionarsi con gli altri e che ciascuno di noi ne ha una preferenziale, attraverso la quale manifesta il proprio amore e si sente amato.
Se hai una vena per i regali e passi molto tempo a sceglierli e a convincere gli altri a fartene allora il tuo linguaggio preferenziale è il dono. Se invece programmi spesso di passare momenti speciali con le persone amate e questo ti riempie il cuore allora è molto probabile che il tuo linguaggio siano proprio i momenti speciali. Se le parole di lode e incoraggiamento ti aprono il cuore e ami riempire la tua famiglia di parole di supporto allora è probabile che tu faccia parte della schiera che ha sviluppato il linguaggio della lode. Se, come me, amate sgobbare per servire gli altri (e lo dico con un pizzico di rammarico!) cioè preparare cene sfiziose per la famiglia, fare cose semplici ma importanti per gli altri, sviluppare attenzioni di natura servizievole allora siete sicuramente tra quelle persone che hanno privilegiato il linguaggio dei gesti di servizio. Infine se privilegiate il contatto fisico, e tra questi si riconosceranno molti uomini (ma badate, ho detto contatto fisico non attenzioni prettamente sessuali, nel qual caso siete solo arrapati!) allora vi prodigate in carezze, abbracci, pacche sulla spalla e mano nella mano.
Alla nascita ogni individuo è portato a ricevere e parlare tutti e 5 i linguaggi; con la crescita però (dai 6 anni in poi circa) privilegia un linguaggio rispetto agli altri e talvolta anche uno secondario. Se riceve dai genitori parole d'amore in tutte e 5 le modalità manterrà anche da adulto la capacità di parlare nei diversi linguaggi e le sue relazioni potranno risultare più soddisfacenti. Quando mi accorsi di aver perso la dimestichezza con il contatto fisico, aspetto che risulta invece importante quando si ha un consorte e 4 figli, mi convinsi di dovermi impegnare per migliorare e ci porsi rimedio. Riconobbi invece il mio linguaggio preferenziale notando il piacere che ne traevo nell'avere l'aiuto di mio marito nelle faccende quotidiane e la sensazione di sollievo al vedere la pila di panni stirati da mia suocera, santa donna che  ha a cuore il mio benessere fisico e mentale!

Il segreto di sentirsi amato è dunque far capire alle persone che ci sono vicine le modalità in cui abbiamo bisogno di affetto, magari parlandone apertamente oppure gratificando profusamente quando lo riceviamo. Il segreto di amare è dunque conoscere il linguaggio d'amore delle persone più care e parlarlo anche se a noi non parla alla stesso modo. State sicuri che ne otterrete una profonda gratificazione e la vostra relazione ne trarrà beneficio. Sia che siate coppia, genitori di bambini piccoli, sia che abbiate figli adolescenti nel pieno delle paranoie da indipendenza e affermazione dell'individualità!

martedì 13 marzo 2012

Differenze di Genere

Da diversi anni sono sposata e da diversi anni mi chiedo come mai gli uomini sono così (bene!) programmati per parlare, chiaccherare, condividere emozioni, pensieri, sentimenti e tutte le diecimila idee (a volte ca...te) che gli passano per la testa durante il pre-matrimonio e poi drasticamente la loro programmazione cessa! Ma hanno un Timer? Un bottone che inavvertitamente spingiamo noi donne? Una ricarica da fare che non conosciamo?

Non è solo nella mia esperienza ma una considerazione comune a molte amiche sposate. Donne che dopo vari anni di matrimonio/convivenza ricordano con malinconia le lunghe conversazioni con esemplari maschili prodighi di parole sui temi più disparati, leggeri ed impegnati. Come mai noi del genere femminile riusciamo ad intavolare un discorso su disparati argomenti, in situazioni anche bizzarre; parleremmo ore con le amiche, in fila alla cassa del supermercato, in attesa che il pupo di turno svolga l'attività extra. etc..mentre non riusciamo più a scucire più di un mhm a domanda dalle nostre anime gemelle? Siamo noi che pretendiamo troppo? Noi che siamo prolisse? Noi che esauriamo gli argomenti di discussione e poi diventiamo noiose per i nostri uomini? Insomma qual'è l'arcano mistero? 
In un matrimonio si dovrebbe parlare di tanti argomenti se non altro perchè i figli, l'educazione, la scuola, gli amici dovrebbero fornircene diversi. E invece gli uomini si annoiano del quotidiano, della vita che si ripropone spesso uguale a se stessa ogni giorno e si rifugiano in un silenzio stampa che suona come una condanna per tutti. Se qualche uomo per caso passa di quì e magari si sente un tantino preso in causa, può provare a pensare a quante parole usa per raccontare la sua giornata alla lady del cuore e a quante parole ne usa lei. Ma non avete ancora capito che se noi vi prendiamo per la gola voi ci dovete accattivare con le parole? Uomini svegliatevi un pò e concentratevi maggiormente sul cervello femminile prima di puntare dritto alla parte inferiore del nostro corpo.